Il futuro della nostra alimentazione: come mangeremo?

Elisabetta Bernardi

Elisabetta Bernardi

Insetti e alghe alimentazionePillole, insetti, alimenti nati in laboratorio… come sarà l’alimentazione del futuro? Sarà più nutriente, più salutistica, ci sarà tanta tecnologia, avrà rispetto dell’ambiente, costerà poco e sarà accessibile a un grande numero di persone. Non sarà comunque molto lontana da quella attuale. Continueremo a mangiare i piatti della nostra tradizione, ma riusciremo a capire meglio quale alimento consumare più o meno frequentemente in base alle nostre caratteristiche genetiche e agli effetti sulla nostra salute.
 
La scienza del prossimo futuro sarà la nutrigenomica, lo studio delle influenze della nutrizione sui nostri geni, una scienza che esplora il ruolo di vitamine, minerali e composti protettivi nell’espressione dei geni e come ognuno di noi, unico geneticamente risponde a specifici alimenti. Ad esempio, la ricerca ha dimostrato un legame tra folati insufficienti, una delle vitamine essenziale del gruppo B, e un aumento del rischio di cancro del colon-retto. Tuttavia, la risposta alla carenza di folati può variare in base alle caratteristiche genetiche, quindi in un prossimo futuro capiremo le quantità di folati più adatte alle nostre esigenze. In generale si saprà molto di più su come il cibo possa modificare l’espressione genica. Non significa che gli alimenti alterano il nostro Dna, ma che alcuni nutrienti possono, modificare l’attività di un gene e produrre più o meno di una proteina. Un esempio è quello della dieta ricca di grassi che può portare ad un aumento dell’appetito perché altera l’attività dei geni associati all’insorgere dell’obesità.
 
insetti e alghe alimentazioneMa gli scienziati, gli agricoltori, gli imprenditori e i sognatori stanno lavorando per un obiettivo comune: un futuro sostenibile con cibi sani e gustosi per tutti. I nuovi prodotti alimentari devono essere pensati per crescere in luoghi, in terreni fino a oggi giudicati difficili o impossibili da coltivare. Si deve poter disporre di nuovi prodotti alimentari nutrienti e di idee brillanti: nei laboratori di tutto il mondo si lavora a ogni genere di intuizione: dalle polveri a base di proteine vegetali, alla ricerca sugli insetti o sulle alghe, fino alle carni prodotte in laboratorio. È stata già assaggiata da un gruppo di “fortunati” la carne sintetica nata in laboratorio. Per produrla ci sono due strategie. Con una si parte dalle cellule staminali del muscolo di bovino, ma è una strategia molto lunga e costosa: per un hamburger ci sono voluti 2 anni di crescita delle cellule e 260 mila euro! Con un’altra si parte da ingredienti vegetali: per la consistenza si utilizzano le proteine estratte dalle patate e dal grano, per il sapore unico della carne dovuto al ferro eme, si utilizzano radici della soia e di altri cereali modificate geneticamente, a questi si aggiungono emulsionanti e grassi di cocco e di soia. Chi ha assaggiato l’hamburger così prodotto ammette che presto potrebbe diventare molto simile all’originale, ma per il momento genera ancora grandi dubbi.
 
insetti e alghe alimentazionePiù promettenti i settori di ricerca che stanno studiando alimenti alternativi, che in futuro saremo obbligati a considerare: le alghe e gli insetti. Le alghe forniscono numerosi vantaggi, in particolare le microalghe, perché non devono essere coltivate su terreni arabili, ma nell’acqua di mare, e hanno un elevato rendimento e possono contribuire efficacemente alla produzione di alimenti perché sono ricche di grassi, proteine e carboidrati. Una microalga oleaginosa può accumulare fino al 50-70% di olio, e in certe condizioni di crescita, il contenuto proteico può raggiungere valori vicini al 60%. Inoltre, modificando l’esposizione alla luce e la concimazione, l’accumulo di carboidrati può arrivare al 60%, valori simili a quelli del frumento. Le microalghe forniscono poi gli acidi grassi omega-3 a catena lunga, i preziosi grassi tipici del pesce, che si sono dimostrati utili nella prevenzione delle patologie cardiovascolari. Ma il sapore? Simile alla carne di pollo. Secondo gli studi della Fao e dell’Unicef, 1 kg di spirulina al giorno sarebbe capace di integrare l’alimentazione di 1.000 bambini, combattendo efficacemente la piaga della malnutrizione, che deriva da una dieta composta solo da farinacei in 300 milioni di bambini nel mondo. Non poco per un organismo unicellulare!
 
alimentazione del futuroGli insetti sono ricchi di proteine di ottima qualità, con un alto contenuto di vitamine del gruppo B e minerali fondamentali come zinco e ferro, apportano pochi grassi e quei pochi sono per lo più i preziosi omega-3. Ma c’è di più: hanno un costo molto ridotto e la loro produzione rispetta l’ambiente. La Commissione europea ha investito 3 milioni di euro per cercare di inserirli nell’alimentazione occidentale e la Fao ha istituito una commissione di 75 esperti per studiare le potenzialità dell’introduzione nella dieta di molte specie di insetti. Sì, perché in altri paesi del mondo gli insetti si mangiano già. Si stima che facciano parte della dieta tradizionale di almeno 2 miliardi di persone e siano utilizzate come alimento più di 1900 specie. I più consumati sono i coleotteri, seguono i bruchi, le api, le vespe e le formiche, e poi cavallette, locuste e grilli. Chi li ha provati assicura che il loro sapore ricorda la nocciola. Perché sarebbe tanto importante includerli nella dieta? Oltre all’aspetto nutrizionale, che li vede simili al pesce per contenuto in omega-3 e qualità delle proteine, mangiare insetti potrebbe portare a grandi benefici anche per l’ambiente, grazie alla loro alta efficienza di conversione alimentare. Per 1 kg di grilli infatti si utilizza solo 1,7 kg di mangime e c’è solo il 20% di scarti. Ciò significa che i grilli sono 2 volte più efficienti dei polli a convertire il mangime in carne, almeno 4 più efficienti dei maiali e 12 dei bovini. Rimane il problema della sicurezza microbiologica e dei rischi di trasmissione di infezioni per l’uomo, per il bestiame e la fauna selvatica.
 
L’innovazione alimentare nel prossimo decennio sarà anche centrata sulle biotecnologie. L’ingegneria genetica metterà in campo colture che inquinano meno il suolo e l’ambiente e che hanno alte rese per ettaro, ma soprattutto riusciremo tutti ad accettarle. Le biotecnologie potranno sempre più contribuire a migliorare la sicurezza degli alimenti, riducendo al minimo le tossine naturali e gli allergeni in alcuni alimenti. Attraverso la biotecnologia, gli scienziati hanno per esempio già sviluppato una patata che produce meno acrilamide quando viene riscaldata o cotta. Ma anche latte a basso contenuto di lattosio e in futuro, si sarà in grado di rimuovere le proteine che causano le reazioni allergiche agli alimenti come la soia, il latte e le arachidi, rendendo l’approvvigionamento di cibo più sicuro per i soggetti allergici. La sostenibilità è un altro fattore chiave nel modo in cui la biotecnologia può beneficiare il nostro sistema alimentare. Migliorando l’uso sicuro ed efficace dei pesticidi, riducendo la quantità di insetticidi utilizzati, potremmo conservare e migliorare la qualità del suolo e ridurre le perdite di raccolto. Forse la cosa più importante, tuttavia, è l’applicazione di tecnologie agricole di precisione, che contribuiscono e contribuiranno sempre più ad aumentare la quantità di cibo che può essere raccolta per ogni ettaro di terra per animale. Ciò si traduce in una riduzione della superficie agricola destinata ad alimentare la nostra popolazione in crescita, oltre a ridurre l’impronta del carbonio del settore agricolo. A questo si aggiungerà l’aumento delle rese delle colture alimentari di base su terreni poveri o in condizioni difficili di coltivazione a causa delle temperature o della siccità.
 
Quello di cui siamo tutti certi è che il cibo del futuro non sarà certamente in pillole o bibitoni. Non sappiamo e non sapremo abbastanza sulla nutrizione per formulare una pozione che ci terrà in vita a lungo e in buona salute. Basta pensare al latte in polvere per i bambini, con tanta ricerca e tanta tecnologia, continua a non tenere il passo con il latte materno, e siamo stati su questo progetto per quasi 200 anni. Le nostre esigenze in termini di cibo sono più complesse di quanto sappiamo, perché quando mangiamo non ci nutriamo soltanto: mangiamo per il piacere di farlo, per condividere questo piacere, perché il cibo ci identifica, e non si può ottenere tutto ciò da una pillola o da una polvere!
 
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