Champagne: la scelta migliore per brindare a Natale (e non solo)

Luca Gardini

Luca Gardini

Guardando una bottiglia di champagne ho visto la claustrofobia delle bollicine trasformarsi in spuma una volta versate nel bicchiere, ho visto un perlage insperato uscire da bottiglie che in etichetta avevano impressa la data di nascita di mia nonna, ho visto appassionati di vini fermi abbandonare tutto, per dedicarsi al monoteismo da bolle d’oltralpe.
Un vino seduttivo a bottiglia chiusa, quanto sedativo se ne stappano più del dovuto, lo champagne non lascia mai indifferenti.
 
Forse sarà per quel suo essere schizofrenico, altri direbbero versatile, essendo vino senza mai sentirsi veramente tale, finendo poi per costituire categoria a sé. Anche questa è unicità. Un valore che ha finito per decretarne il successo e la popolarità. Due aspetti che lo champagne si guadagna anche in virtù di quella vasta gamma di variabili produttive, dentro a cui ogni appassionato trova quello che fa per lui. Dal bevo solo bio che stappa solo etichette di piccoli vigneron tutti vigna e abbasso la chimica, ai ‘voglio uno champagne vinoso’ che si dedicheranno a bolle a base Pinot Nero, magari vinificato in legno, dalla struttura talmente potente da sostenere due round nella MMA. Infine il lusso.
 
Chi volesse distinguersi – magari facendolo anche vedere – grazie allo champagne, potrà trovare quelle espressioni di esclusività, che vanno dalla raffinata aristocrazia, fino al lusso al limite della lussuria. Oltre a questo nella galassia delle bolle più famose al mondo s’incrociano cuvée ovvero l’arte di mescolare annate e vitigni, i millesimati, con l’annata della vendemmia posta in etichetta, i rosé, sino alle cosiddette cuvée de prestige: la massima espressione di ogni singola azienda, con permanenze sui lieviti talmente lunghe da sfiorare l’amnesia. Partendo dall’inizio diciamo che lo champagne nasce vicino a Parigi nella regione omonima.
 
Il processo realizzativo è praticamente sempre lo stesso per tutte le tipologie, salvo piccole variazioni per il rosè. Uno o più vitigni (quelli più usati sono Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier) cresciuti su di un mix di calcare e gesso, a loro volta collocati in zone che, a seconda della qualità delle uve, vengono catalogate come: cru, premier cru e grand cru. In cantina abbiamo due fermentazioni, nella seconda spuntano le bolle, seguite da affinamenti più o meno lunghi sui lieviti, senza dimenticare quell’aggiunta – non sempre ma spesso – di una liqueur d’expedition personalizzata, che colma il livello di liquido una volta espulsi i lieviti, ma al tempo stesso ne definisce il gusto. All’interno poi della stessa tipologia, ad esempio la cuvée, possiamo avere versioni tanto secche (Brut Nature 0 gr/l) da rivaleggiare con un cocktail Martini di 007 o esemplari così morbidi (Doux oltre 50 gr/l di residuo zuccherino) da accompagnare i dolci più zuccherosi. Già l’abbinamento.
 
Con lo champagne si abbina quasi tutto, come dimostra il fatto che chi lo voglia a tutto pasto, ne troverà esemplari in grado di accompagnarsi a una fiorentina oppure a carni, vedi cacciagione, che parevano il rifugio dei rossisti duri e puri. Inoltre grazie allo Champagne l’abbinamento è trasversale, risultando appropriato sia in versione red carpet – dal caviale in giù per intenderci – come con i cibi molto pop come salumi, anche se in questo caso bisogna porre attenzione al grado di stagionatura degli stessi, che spesso estrae, dal binomio morso e sorso, una poco piacevole sensazione metallica.
 
Un’occasione per capire lo champagne e per vedere chi lo produce, è stata –calmi si ripeterà prima di quanto pensiate – la Champagne Experience. Un evento svoltosi all’inizio di ottobre a Modena, che ha messo tutti d’accordo su questo vino. Una kermesse che in primo luogo ha messo d’accordo gli importatori, alcuni di essi radunati da anni nel Club Excellence (www.clubexcellence.it), che, con la volontà da veri trascinatori del mercato, per dare ulteriore completezza alla manifestazione, hanno aperto anche a quelle maison non distribuite direttamente dagli appartenenti Club. La Champagne Experience ha infine messo d’accordo anche i numerosissimi appassionati, che hanno visto riempire i propri calici con oltre 400 referenze effervescenti, senza contare le etichette presenti nelle masterclass: roba seria con etichette davvero al top.
Credetemi, tanto champagne, per giunta tutto in una volta sola, non lo avevo mai visto neppure io.


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