La cucina italiana nel mondo: un business da 229 miliardi

La cucina del Belpaese è apprezzata in tutto il mondo e genera un considerevole giro d’affari. Secondo lo studio Italian Cuisine Market Monitor condotto da Deloitte in collaborazione con Alma, la cucina italiana ha fatturato ben 229 miliardi di euro nel 2018 ed è in crescita del 10% rispetto al 2016.

I mercati

Il primo mercato della cucina italiana è la Cina per un valore di 71 miliardi con una penetrazione al 15,8%, mentre al secondo posto ci sono gli Stati Uniti con 69 miliardi e una penetrazione maggiore al 35,7%. Al terzo posto c’è la stessa Italia, dove 39 miliardi sono stati realizzati all’interno dei confini nazionali.

La cucina italiana presenta le performance di cresciuta all’estero più alte, seguita dalla cucina giapponese e da quella francese. Tommaso Nastasi, partner di Deloitte, ci spiega che lo studio fotografa lo stato dell’arte del mercato food service a livello locale e globale e che esso dipende dalle abitudini di acquisto nelle diverse aree geografiche.

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Le abitudini di acquisto

Nell’area Asia-Pacifico, il consumo di pasti fuori casa è molto diffuso grazie agli street stall, cioè chiosci e stret food che presentano offerte molto convenienti, mentre negli Stati Uniti i consumatori scelgono il pasto “out of home” scegliendo tra le diverse cucine nazionali, perciò l’andamento positivo è correlato al gusti del consumatore. In l’Italia, invece, il principale motivo dei consumi fuori casa è la convivialità.

Tuttavia, lo studio evidenzia che il mercato più performante al momento è il full service restaurant, cioè ristoranti di alta e di media qualità: con il 50% di share di mercato, è il primo canale della ristorazione mondiale, vale 2.563 miliardi e il 46% proviene dall’Asia Pacifica. Infatti, i primi dieci paesi per dimensioni di mercato rappresentano il 77% del valore della ristorazione full service e sono trainati da Cina e India.

Inoltre, l’India e il Brasile dimostrano un alta penetrazione della cucina italiana: rispettivamente 24,9% e 28,2. In Europa, la ristorazione italiana ha un giro d’affari tra i 4 e i 3 miliardi di euro e i principali mercati sono Regni Unito, Spagna e Francia.

Materie prime di qualità come potenziale di crescita

Tommaso Nastasi ricorda che la qualità delle materie prime usate e i prodotti slow food sono uno dei principali fattori che rendono la cucina italiana quella con il maggiore potenziale di cresciuta all’estero e quelle che incontrano maggiormente le richieste di attenzione alla salute che caratterizzano il consumatore di oggi.
Lo studio Italian Cuisine Market Monitor di Deloitte non solo fornisce una panoramica sulla cucina italiana nel mondo, ma indica anche che lo sviluppo del mercato proseguirà nel periodo 2018-2022.


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