Kazakistan: pizza, cucina e natura

Walter Caputo e Luigina Pugno


Kazakistan: molti non sanno neanche dove sia e la parola, contenendo il suffisso “stan”, evoca luoghi pericolosi. Invece il Kazakistan è uno stato gigantesco dell’Asia centrale, che attrae per le costruzioni avveniristiche, la natura e la cucina.
Avendo scritto “La pizza al microscopio” comincerò descrivendo come viene declinata la pizza in Kazakistan, un Paese immerso nella steppa, caratterizzata da sconfinati prati di profumata artemisia e priva di alberi.
 
Da Assorti pizza & pasta, una catena di ristoranti, scelgo la mia pizza favorita: la vegetariana. La pizza è uscita dal forno elettrico, ha un impasto sottile quasi privo di cornicione. La guarnizione consiste in poca salsa di pomodoro, molta vera mozzarella e un’abbondante guarnizione di: funghi, pomodorini, broccoli e – crudi – cetrioli e cipolla. D’altronde nella cucina kazaka cetrioli e cipolla si trovano dappertutto. Assaggiandola l’impasto non sa di molto, ma nel complesso il sapore è abbastanza buono.
La pizza margherita della coautrice è priva di basilico e troppo carica di mozzarella. Nostro figlio di 8 anni, che di pizze ne ha già mangiate in giro per il mondo, afferma che: “come nella pizza italiana l’impasto è più sottile della farcitura”.
 
Abbiamo mangiato altre pizze in giro per il Kazakistan, anche più buone di quelle di Assorti, ma in tutte c’è sempre un ingrediente troppo abbondante, che sia la mozzarella o l’olio, ma basta dirglielo.Siamo tutti concordi nel dire che, sebbene queste pizze riempiano molto, in Italia ne abbiamo mangiate di decisamente peggiori.
Aiutiamo la digestione con un caffè espresso dal sapore decisamente amaro.
 
A questo punto è chiaro che non possiamo pretendere di trovare la cucina italiana fuori dai nostri confini. Quella che troveremo sarà sempre un’intenzione e un adattamento all’ambiente locale: sia naturale, sia sociale. Non dobbiamo ingannarci pensando che la nostra cucina non abbia origini esotiche, tipiche di un altro paese.
Così la gentile signora, ottima cuoca, che ci ha ospitati nella sua Guest House di Kolgalzhyn, mentre cercavamo l’antilope Saiga nella steppa, ha dichiarato che gli italiani hanno trovato i suoi maccheroni diversi, “not italian style”. In effetti i suoi fusilli non han tenuto bene la cottura ed erano troppo conditi con un “ragù” bianco di carne (non di maiale, perché la religione ufficiale è quella islamica).
 
Ogni paese ha il suo stile. In Kazakistan a colazione si beve il tè con tanto latte, fino a sembrare color cappuccino. Il tè si accompagna con una sorta di bombolone fritto e senza ripieno. Lo si può aprire e guarnire con zucchero, o con una crema a base di latte o con marmellata di lamponi dell’orto. La parte salata della colazione è composta da pomodori, cetrioli, pane di segale, uova in camicia, formaggio e una sorta di grosso wurstel formato da aggregati di carne (non di maiale).
 
I pasti principali, sempre accompagnati dal tè come bevanda, cominciano con la zuppa di cipolle, verdure e carne; oppure vegetali e riso; o ancora di vegetali e noodles. Anche se la zuppa è un piatto unico non mancano i maccheroni, la carne, i Manty (ravioli cotti al vapore e ripieni di carne e cipolla), i Laghman (grossi tagliolini serviti con carne di montone e patate), le solite poche verdure e la frutta.
La carne è l’alimento base della cucina dell’Asia centrale, in particolare qui adorano quella di cavallo, che definiscono: “deliziosa”. Dal suo latte ricavano il Kymyz, una bevanda acida leggermente alcolica, a cui attribuiscono potere taumaturgico, ma che va bevuta con parsimonia, perché può causare mal di stomaco e diarrea.
Quello che colpisce stando nella steppa è la quasi mancanza degli insetti, che infatti non fan parte della cucina kazaka, ma per trovarli si deve scendere un po’ più in giù, nel sud est asiatico.
 
Kazakistan, pizza cucina e natura


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