Con la “New Canapa Economy” si moltiplicano le esperienze innovative

Con la Ashley Rosenberg/Getty Images
 
Dopo un forte incremento della cannabis nel mondo della Mixology ecco che nel 2018 anche in Italia si è registrato una vera e propria esplosione di coltivazioni della piantina verde tanto amata. Nel giro di cinque anni la canapa ha visto aumentare la superficie coltivata dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4000 stimati per il 2018!
 
Si tratta in realtà – rileva la Coldiretti – di un ritorno per una coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino – continua la Coldiretti – è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta.
 
Il Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui – prosegue la Coldiretti – la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.
 
“Il boom della coltivazione della canapa è un’ottima dimostrazione della capacità delle imprese agricole di scoprire e sperimentare nuove frontiere e soddisfare i crescenti bisogni dei nuovi consumatori”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “proprio da queste esperienze di green economy si aprono opportunità di lavoro nelle campagne che possono contribuire alla crescita sostenibile e alla ripresa economica ed occupazionale del Paese”.
 
Con la Le prime piantine di cannabis nella serra pilota militare a Firenze: il tecnico sta verificando il Ph del terreno all’interno dei vasi.|Roberto Caccuri/Contrasto
 

Ma quali sono gli usi della canapa? 

La Coldiretti ha condotto uno studio sugli usi innovativi della Cannabis light, presentando al Seeds&Chips di Milano la mostra sugli utilizzi più svariati che in questi ultimi anni hanno spopolato in tutto il mondo.
 
Con la campagna “La new canapa economy” sono state messe in mostra le tante varianti alimentari, dai biscotti e dai taralli al pane di canapa, dalla farina di canapa all’olio, le cui proprietà benefiche sono state riconosciute dal Ministero della Salute, dall’Oms e da numerose ricerchevolendo così dimostrare come la canapa sia entrata nella vita quotidiana delle famiglie grazie alle nuove tecnologie che ne hanno permesso nuove lavorazioni della pianta.
 
Secondo le stime di Coldiretti sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa, dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli, Sicilia e Sardegna con il moltiplicarsi di esperienze innovative.
 
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Partendo dal fatto che oramai la canapa è entrata al 100% nel mondo del food&beverage, dai cocktail agli impasti per pane e pizza, c’è anche chi usa la pianta per produrre ricotta, tofu e una gustosa bevanda vegana, oltre che la birra.
 
Il seme di canapa e gli alimenti derivati contengono, infatti, proteine– evidenzia Coldiretti – che comprendono tutti gli aminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile.
 
Dalla canapa si ricavano oli usati per la cosmetica, resine e tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. Se c’è chi ha utilizzato la canapa per produrre veri e propri eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia per assicurare capacità isolante sia dal caldo che dal freddo, non manca il pellet di canapa per il riscaldamento – continua Coldiretti – che assicura una combustione pulita.
 
Al momento risulta consentita – precisa la Coldiretti – solo la coltivazione delle varietà ammesse, l’uso industriale della biomassa, nonché la produzione per scopo ornamentale, mentre per la destinazione alimentare possono essere commercializzati esclusivamente i semi in quanto privi del principio psicotropo (Thc). Resta il divieto  di utilizzo di foglie e fiori di canapa per scopo alimentare.
 
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La legge che regolamenta l’utilizzo della cannabis light:

Il 2 dicembre 2016, come succede spesso dopo la registrazione di un boom di utilizzo di un prodotto, è stata approvata la legge numero 242 che recherebbe le disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, disciplinando così il settore. Con le nuove direttive non è più necessario possedere la certificazione per la coltivazione della canapa dal Thc massimo pari allo 0,2% (sostanza che produce l’annebbiamento). È però stato introdotto l’obbligo a conservare i cartellini che riportano le caratteristiche dei semi, per almeno 12 mesi.
 
Quindi la nuova frontiera è la cosiddetta cannabis light, che quindi può essere coltivata e venduta sotto forma di piante, fiori e semi, sempre ovviamente con le caratteristiche di Thc contenuti nel decreto del dicembre 2016.
 
Il giro d’affari stimato da questa vendita è di oltre 40 milioni di euro.

 

Ma oltre all’uso alimentare ecco quali sono gli altri ambiti di utilizzo della cannabis:

Da anni sappiamo che la cannabis ha un effetto benefico anche nel campo terapeutico, cannabis che viene prodotta esclusivamente nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze,.
 
Anche in questo campo si punta ad un aumento della produzione, passando dagli attuali 100 chilogrammi l’anno a circa 300, andando a generare così un giro di affari di 1,4 miliardi e di circa 10 mila posti di lavoro. 

 
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Fonte “Coldiretti”
 
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