Condividere un piatto al ristorante non è una buona scelta

Condividere il pasto
Condividere. Lo diciamo sempre. Se un tempo era abbastanza scontato ordinare un piatto al ristorante e mangiarlo tutto per sé, ora questa buona regola sembra non valere più: riuscire a mangiare una portata dall’inizio alla fine è un’impresa per pochi. Nell’epoca dove la parola chiave di tutto quello che si fa è “condividere”, anche le pietanze ordinate al ristorante vengono condivise sempre più spesso tramite piccoli assaggi o vere e proprie divisioni al grammo. È davvero da egoisti gustarsi un piatto dall’inizio alla fine? No, anzi. Scopriamo i motivi:

La portata individuale

Un tempo si consumavano i pasti individualmente. Il cosiddetto servizio “à La Russe”, nato nel continente degli Zar, dove le cene consistevano nell’atto se vogliamo rischioso di scegliere dal menù e ben sperare, si trasforma a partire dagli anni 80. Questi anni segnano l’entrata in scena dei programmi di cucina nelle reti via cavo, e le prime figure di foodblogger. Ecco che, i palati cominciano a raffinarsi e con essi pure la scelta dei piatti, privilegiando le portate di antipasti, a discapito delle portate principali. Dagli antipasti ai piattini condivisi il passo è breve.

Gusti sofisticati e intolleranze

Ovviamente scendere a compromessi con i propri commensali significa abbandonare le proprie voglie per soddisfare le più disparate esigenze alimentari. Dal biologico al senza glutine, dal dairy free all’integrale. La soluzione è dimenticare i piatti dagli abbinamenti interessanti e/o esotici per prediligere poche banali portate, per far fronte ai gusti di tutti. Il pasto condiviso ancora una volta non è una buona idea.

Le parti uguali non esistono, a partire dal conto

Quando ci si siede a tavola si aderisce tutti indistintamente alla regola della suddivisione in parti uguali dei piatti. Questi concepiti non certo in più porzioni monodose diventano ingiusti tentativi di spartizione. E a risentirne è soprattutto la democrazia del conto alla romana: non c’è da aspettarsi di riuscire a pagare sempre il rapporto qualità/prezzo del vicino di gomito.

Non si socializza di più condividendo un piatto

È tempo di smantellare l’idea per cui imbarcarsi in una cena condivisa aiuti a socializzare. Al contrario. Si rischia di instaurare un clima di velata insofferenza per i numerosi compromessi che ciascuno è destinato a fare. Accontentare tutti durante un pasto è matematicamente impossibile, perchè complicarsi la vita?

La performance teatrale richiesta è altissima

Scegliere di intraprendere un pasto condiviso non solo implica inesorabili tentativi di passaggi senza rompere o rovesciare oggetti, ma anche una complicata e perdurata finta cortesia. Un esercizio di finzione quindi che porta a creare soffocato imbarazzo e frustrazione. E l’ultimo chi se lo mangia?

Nonostante ciò, condividere rimane un bel modo per conoscersi meglio e passare del tempo insieme. Anche se, ancora una volta, l’ultimo pezzetto se lo è mangiato il vostro amico. Abbiamo anche la controprova, leggete qui.


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