
Grande risultato per Denis Biondo, che conquista la medaglia d’argento nella categoria K1 cucina calda singoli, distinguendosi per tecnica, precisione e creatività gastronomica. A celebrarlo sui social è l’associazione Cuochi Serenissima, che ha voluto sottolineare il valore di un traguardo ottenuto in una competizione nazionale di alto livello.
Lo chef si è messo in evidenza per la cura dell’esecuzione, la pulizia del lavoro e la visione culinaria, elementi che gli hanno permesso di salire sul podio e rappresentare al meglio la Serenissima nel panorama della cucina italiana.
Le motivazioni della giuria e la preparazione tecnica
La giuria ha premiato Denis Biondo per “precisione tecnica, cura nell’esecuzione e creatività culinaria”, aspetti fondamentali nella cucina calda professionale.
«Il gusto del piatto incide per il 50%, mentre l’altra metà dipende dal rispetto della catena del freddo e del caldo, dall’impiattamento, dall’ordine, dalla pulizia e dalla corretta tecnica di cottura», spiega lo chef.
La medaglia d’argento è il risultato di mesi di preparazione, allenamenti mirati e aggiornamento continuo. Un percorso di crescita professionale che ha portato Biondo anche a conseguire il titolo di sommelier di terzo livello, arricchendo ulteriormente le sue competenze nel settore enogastronomico.
Chi è Denis Biondo: esperienza tra cucina e formazione
Classe 1977, Denis Biondo ha costruito la sua carriera partendo dalla scuola alberghiera, passando per le prime esperienze in cucina fino a diventare cuoco professionista.
Oggi divide la sua attività tra il lavoro stagionale come chef in una struttura turistica di Jesolo e l’insegnamento presso l’Accademia Ristorazione, dove è docente di cucina da ottobre ad aprile. Un impegno costante nella formazione dei giovani cuochi e nella valorizzazione della professione.
Sempre meno giovani scelgono la professione di cuoco
Secondo Biondo, negli ultimi anni si è ridotto l’interesse dei giovani verso il mestiere di cuoco. Se in passato la crescente popolarità della cucina in televisione aveva spinto molti ragazzi a iscriversi all’istituto alberghiero, oggi pesano maggiormente i sacrifici richiesti dal settore: turni serali, lavoro nei festivi e ritmi intensi.
«Attualmente nei corsi troviamo spesso allievi privatisti over 50», osserva lo chef, evidenziando un cambiamento significativo nel panorama della formazione culinaria.


