Lo showman dietro i fornelli: Federico Fusca

Federico Fusca Ti sei formato come chef, ma la tua attività poi si è evoluta. Qual è stato il tuo percorso?
Ho iniziato a lavorare a 15 anni in Toscana con un percorso classico: sono partito nei piccoli ristoranti di città dove ho svolto un po’ tutti i ruoli in cucina. Anno dopo anno sono cresciuto e ho cambiato alcuni luoghi di lavoro andando in posti sempre più belli e dalla cucina più raffinata. Non solo ristoranti, ma anche catering, banchetti, matrimoni, qualunque occasione mi si presentasse. Ho lavorato in grandi posti. A 21 anni ero in un albergo 5 stelle lusso come il Tombolo Talasso Resort a Livorno.

Nel 2020, quando ho compiuto 30 anni, per me è cambiato tutto. Era appena nata la mia prima bimba e siamo entrati in lockdown. In quel momento ho dovuto fare una scelta: aspettare la cassa integrazione, che però sembrava non arrivare mai, oppure inventarmi una strada alternativa, che magari mi corrispondesse anche di più. Ho iniziato così l’arduo percorso dello chef influencer partendo da appena 6.000 followers. È stata la svolta perché sono riuscito a dare sfogo a una mia inclinazione naturale, quello dello showman, così da entrare in contatto diretto con un ampio pubblico. Una cosa che amo particolarmente.

Cosa ha segnato la svolta della tua carriera?
Dopo aver iniziato quest’avventura sui social, ciò che mi ha permesso di svoltare e distinguermi dalla massa è stato il mio modo di comunicare, che soprattutto su Instagram ha riscontrato da subito un grande successo. Quando ho iniziato c’erano poche persone che facevano quello che proponevo io. Un elemento decisivo è stato anche l’incontro con Capital Innova, la mia agenzia. Sono intervenuti e hanno dato uno sprint alle mie strategie editoriali, mi hanno aiutato molto anche a livello commerciale. Mi hanno sgrezzato e mi sono stati dietro tanto per poter farmi crescere sempre di più. Dopo il primo lockdown, i nostri sforzi hanno davvero iniziato a dare frutti e da lì poi non ci siamo più fermati.

federico fusca

Oggi sei un personaggio affermato, hai conquistato social e tv. Come hai raggiunto questo obiettivo?
Sui social ci sono una miriade di content creator e di contenuti proposti, quindi emergere non è affatto semplice. Per poterlo fare mi sono accorto che due dei valori più importanti sono l’impegno e la costanza, sono ciò che dà quella marcia in più che è necessaria. Gli stessi social premiano questa logica perché aumentano la visibilità e notorietà in base alla continuità. Bisogna essere sempre presente e continuare a proporre nuovi contenuti. Quindi direi grazie alla caparbietà mia e della mia agenzia Capital Innova, che mi ha permesso di arrivare anche in radio e in TV”.

 

Parlaci delle tue famose “60 ricette”
Durante i due mesi confinato a casa durante il primo lockdown, quando la mia bimba aveva 8/9 mesi, ho voluto regalare alle persone dei momenti di spensieratezza: ogni giorno facevo delle dirette Instagram dove mostravo una ricetta da poter replicare. Così sono nate queste 60 ricette, che sono state importanti non solo per i miei followers, ma anche per me. Si trattava di un’oretta in cui liberavo la mente dalle preoccupazioni che in quel periodo attanagliavano tutti. Inoltre ero felice di poter essere di aiuto ad altri. La cucina mi ha aiutato davvero tanto, anche mentalmente.

Qual è la tua visione di cucina?

Il mio percorso lavorativo mi ha portato verso una cucina molto gourmet e contemporanea. Il lockdown e il Covid mi hanno fatto tornare alle origini verso le ricette tradizionali. Penso che sia stato anche questo ciò che mi ha dato tanta forza sui social. Ora sto unendo questi due elementi, cercando di dare una nuova veste alla tradizione, portandola così verso la contemporaneità.

In che modo scegli gli ingredienti da utilizzare?
Il fatto più importante che mi porta alla scelta di un ingrediente o di un altro è la stagionalità. Quando vado a far la spesa, spesso parto senza idee: decido quello che cucinerò in base a ciò che al momento mi colpisce l’occhio. Il tutto sempre rispettando la stagionalità, che penso sia il ciclo naturale della vita, che tendo a rispettare. Gli ingredienti sono è importanti almeno quanto la bravura di chi lo lavora: è una divisione al 50%.

Gli elementi essenziali che non devono mancare nel tuo piatto perfetto:
Ci sono alcuni prodotti che nel mio frigo non mancano mai e che apprezzo particolarmente: prima di tutto il guanciale, un prodotto che metterei ovunque, anche nel dolce (lo dice ridendo ndr); d’inverno amo molto il cavolo nero; poi ancora il basilicoe sono un grande fan dei crostacei come i gamberi rossi e gli scampi. Detto questo, mi piace un po’ tutto, ma tengo conto comunque sempre molto del periodo dell’anno.

 

Se ti diciamo “La cucina è un’esperienza sensoriale”, tu cosa ci rispondi?
Sono d’accordo, perché la cucina coinvolge vista, tatto, gusto, olfatto e restituisce tanto anche a livello immaginativo. Copre un po’ tutti i sensi e anche qualcosa in più. Permette addirittura di ricordare qualcosa al quale non pensavamo da tempo e, perché no, anche di sognare.

Cosa ti piace trasmettere con i tuoi piatti?

L’allegria. Quando le persone assaggiano o anche solo vedono un mio piatto, si allarga loro la bocca, vedo proprio come sorridono ed è palese che venga fame. La mia cucina è dinamica, allegra e sorridente: fa star bene le persone.


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