Ristorante Al 34: cucina romana di sostanza a Piazza di Spagna

Leonardo Felician

Leonardo Felician

Anche se non molto conosciuta, via Mario de’ Fiori è un indirizzo prestigioso, una stradetta proprio nel centro di Roma, trasversale di via Condotti e a un minuto da piazza di Spagna, nella zona delle grandi boutique di moda e del più lussuoso shopping internazionale. Qui nel lontano 1960 Luisa Casalini, all’epoca giovane romana con il marito milanese di origine, ma romagnolo di adozione, aprirono un piccolo ristorante chiamato con poca fantasia Al 34, semplicemente il numero civico della strada. Nonostante la spettacolare trasformazione del quartiere in uno dei poli di attrazione del turismo globale, la storia è ancora ben visibile con l’antica insegna “Vini e olio” che ancora oggi si legge sopra il foro fronte strada di una delle sale, nonché nell’aggraziata colonnina antica intorno a cui i camerieri devono passare ogni volta con riverenza per l’epoca del passato. Dei tre figli della famiglia Casalini, due hanno preferito strade diverse e solo uno ha seguito il richiamo della ristorazione, vissuta fin da bambino proprio in questi locali: è Nicola, executive chef che oggi con l’aiuto di due nipoti, ma anche con la sempre vigile supervisione della mamma dirige quello che non è più un ristorante a gestione familiare, ma pur mantenendone l’impostazione è diventato una Srl che dà lavoro a 25 persone.
 

 
La cucina di “Al 34” si potrebbe definire di sostanza: certo, l’ambiente e il servizio è da ristorante di buon livello, ma poco viene concesso alle moda o all’invenzione fine a se stessa. Al contrario la linea è quella della continuità con la tradizione che ha permesso al locale di superare il mezzo secolo di vita, rinverdita dalla curiosità di Nicola Casalini, che non si stanca di girare per imparare: corso dopo corso ha costruito una professionalità imprenditoriale che lo spinge a creare accostamenti diversi, sempre rigorosamente provati per dare ragioni che siano di gusto prima e molto più che di effetto. Trionfa la cucina romana fin dagli antipasti, con un piatto giustamente chiamato “Trionfo di carciofi”, ma anche con alici, cozze, caciottina. Da assaggiare uno dei piatti classici, una zuppa di pasta e ceci con le seppie. La carta del menù è lunga e ragionata. Per citare soltanto qualche particolarità, i cappellacci ai carciofi con fonduta di pecorino romano e gli gnocchi di zucca al castelmagno tra i primi e gli involtini di gamberi e pescespada con caciottina tartufata in salsa di zucchine tra i secondi, senza dimenticare tutte le ricette tipiche della cucina romana come pappardelle al ragù di cinghiale tra i primi, nonché abbacchio, animelle e coda alla vaccinara. Ampio spazio per i salutisti con grandi insalate di spinaci, pinoli, parmigiano e pancetta, oppure d’arance o ancora di carciofi, ma non mancano neanche gli intramontabili carciofi alla romana. Chi vuol farsi guidare dallo chef può scegliere tra tre diversi menù a prezzi molto convenienti: il menù Oscar del Gambero Rosso, il menù Roma con i piatti più tipici e il Menù Syreneuse dedicato al mare.
 
La scelta dei vini di “Al 34” dà spazio giustamente ai prodotti laziali Syrah e Falisco, ma anche con il Montepulciano d’Abruzzo come vino della casa. Tra i tanti rossi in carta naturalmente si contano numerose etichette toscane, il Nero d’Avola siciliano e il Primitivo pugliese. Anche tra i vini bianchi i laziali sono ben rappresentati con Frascati Superiore DOCG e Castelli Romani come vino della casa. Spazio anche al Pecorino Abruzzo, ma anche Vermentino sardo Capichera, etichette siciliane e Gewürztraminer di Terlano dall’Alto Adige. Molto spazio in una lista anche qui lunga e articolata è riservato ai bianchi friulani.


Potrebbero interessarti anche