Ostriche italiane: è boom delle richieste e fanno invidia alla Francia

Le ostriche italiane hanno registrato un aumento delle richieste del 20% tra Natale e Capodanno. Sono gourmet e il loro prezzo non supera quello delle ostriche francesi: meno di 8 euro al kg.

Ma soprattutto competono per gusto e polposità, perché come spiega Fedagripesca-Confcooperative il segreto della loro qualità sta nell’acqua di allevamento. In Francia, invece, il Comitato regionale di molluschicolutra francese mette sotto accusa gli impianti contaminati da norovirus, il quale non solo ha bloccato la produzione di ostriche in diverse zone della Normandia e della Bretagna, ma ha anche causato un’epidemia di gastroenterite.
Per il Comitato francese la causa è l’inquinamento degli scarichi costieri che viene peggiorato da condizioni climatiche, quali basse temperature e piogge intense che hanno influito sugli impianti di depurazione.

Italia al secondo posto tra i consumatori di ostriche

Dopo la Francia, l’Italia è tra i principali consumatori di ostriche, nonché il secondo mercato in Europa per consumo. Il punto è che per soddisfare la richiesta interna, le ostriche sono quasi tutte importate, perché la produzione di ostriche italiane non supera le 170 tonnellate l’anno (contro le 120 mila tonnellate francesi).

Nel 2015, si contavano a mala pena 33 tonnellate di ostriche italiane. Ora, la produzione è in crescita, ma lo scarto con la richiesta offre un’opportunità che permetterebbe ai mitilicoltori italiani anche solo di diversificare la loro attività, basata prevalentemente su cozza e vongola verace.
Inoltre, le ostriche italiane costano anche meno di telline e cannolicchi pur essendo considerate una prelibatezza made in Italy. Sono sempre più imprese che si dedicano all’allevamento, dalla Sardegna alla Liguria fino all’Emilia Romagna.
Infatti, contrariamente a quanto si pensa, solo il seme del mollusco viene importato – e per la maggior parte dalla Francia e dalle coste dell’Atlantico-, anche se per esempio a Goro in Emilia Romagna, nel ferrarese, si è sviluppata una produzione autoctona di ostrica portoghese la cui caratteristica è una rapida crescita dato che in meno di un anno raggiunge la taglia commerciale.

Rimane comunque il fatto che si tratta di una piccola quantità che fa concorrenza alla Francia, sebbene orgogliosamente si punti sulla qualità piuttosto che sulla quantità. C’è ancora parecchia strada da fare, a iniziare dal fatto che bisogna sfatare dei miti: infatti, da un sondaggio di Federcoopesca-Confcooperative, risulta che l’85% degli italiani pensa che l’ostrica sia un prodotto esclusivamente francese. Inoltre, molto c’è da fare anche a livello di target di consumatori: vi è un picco tra i 40 e i 45 anni, ma bisognerebbe allargarne il bacino.

Le ostriche italiane stanno iniziando ad essere richieste anche in Francia e i risultati di questo business indicano che sarebbe una realtà che andrebbe incentivata. I più critici tirano in ballo anche l’Iva, sostenendo che vada abbassata del 5% come per le telline, perché essendo che le ostriche sono ormai allevate in Italia, non c’è più alcuna ragione per avere questa differenza di imposta.

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