Pizza Unesco: intervista ad Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente di Univerde

Alessandra Zecchinon

Pecoraro ScanioPresidente, recentemente si è recato alla sede dell’Unesco a Parigi, ci può aggiornare sullo stato della pratica per la presentazione della Pizza come Patrimonio Immateriale dell’Umanità?
In realtà sono stato invitato all’inaugurazione della bella mostra sui “tesori ritrovati” ovvero i beni archeologici recuperati grazie al lavoro dell’Arma dei Carabinieri e in quell’occasione ho avuto modo di incontrare la bravissima Vincenza Lomonaco, nostro Ambasciatore presso l’Unesco. L’Ambasciatore sta seguendo con efficacia e discrezione il dossier della candidatura ma il lavoro tecnico e l’approvazione di atti che rafforzano le nostre possibilità di vittoria sono di competenza del Ministero delle Politiche Agricole e sono convinto che faranno del loro meglio. Intanto ora è in corso la valutazione della nostra candidatura, predisposta dal Mipaaf (ndr Ministero delle Politiche Agricole), da parte degli esperti Unesco. Poi a dicembre a Seoul sarà il comitato Unesco per il patrimonio immateriale a prendere la decisione finale.
 
Quante sono le firme ormai raccolte per la petizione e quale obiettivo vi siete prefissati entro quest’anno? Quali iniziative vengono promosse per sensibilizzare le persone e raccogliere le firme?
Proprio in questi giorni, con l’annuncio dell’adesione di Unaprol (la più grande organizzazione di produttori di olio d’oliva d’Italia) che ha avviato la raccolta di 100.000 firme e l’avvio, da parte del Pizza Village della raccolta di 50.000 firme in 50 pizzerie di Milano possiamo dire che ci stiamo avvicinando a quota 1.500.000 che speriamo di annunciare proprio a Napoli a giugno durante il Napoli Pizza Village.
Sabato scorso nella residenza dell’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv è stata avviata la raccolta in Israele e ci sono tanti altri punti di raccolta, in Italia e nel mondo, perciò, durante la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, che si terrà a novembre con un focus proprio sulla pizza, speriamo di raggiungere l’incredibile cifra dei 2 milioni.
Uno dei requisiti che l’Unesco richiede è la partecipazione della società civile che, con grandissima forza ed entusiasmo ha sottoscritto la petizione lanciata dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani, la Coldiretti e con il sostegno di tante realtà del nostro Paese. In effetti siamo diventati la più popolare campagna di sostegno per una candidatura della storia dell’Unesco.
 
Se la pizza diventa Patrimonio Immateriale dell’Umanità, quali saranno le conseguenze a livello pratico?
Per prima cosa sarà riconosciuta a livello mondiale una verità spesso negata da alcune multinazionali ovvero che il piatto più conosciuto e consumato del pianeta nasce da una conoscenza e una tradizione “l’arte dei pizzaiuoli napoletani” che si tramanda da secoli, da generazioni e in un luogo geografico e in una comunità locale precise.
Poi speriamo che questo aiuti a far diffondere sempre più l’arte della vera pizza napoletana e l’uso degli ingredienti genuini del vero Made in Italy. Infine questo potrebbe aiutare a diffondere una formazione per i pizzaiuoli che vorranno venire a Napoli o almeno in Italia ad imparare e ad aggiornarsi su quest’arte.
 
Lei solitamente si occupa della difesa dell’ambiente e di problematiche ambientali, cosa l’ha spinta a prendere tanto a cuore la causa della pizza?
Io amo l’ambiente, ma anche la verità.
Ero Ministro dell’agricoltura nel 2000 e il direttore dell’ICE-Agenzia mi disse che i suoi colleghi americani a New York gli avevano chiesto: “How do you say pizza in Italian?”(Come dite pizza in italiano?) convinti di aver inventato la pizza negli USA e che la parola stessa fosse americana.
Mi sembrò assurdo farci “scippare” una delle bandiere del Made in Italy con un falso storico così palese. Non c’era ancora la lista dei beni immateriali Unesco e allora lanciai il marchio europeo della pizza STG (Specialità Tradizionale Garantita) che ottenemmo qualche anno dopo. Poi nel 2006 fu istituita la lista dei beni immateriali Unesco e da Ministro dell’ambiente incaricai il mio rappresentate nella Commissione Nazionale Unesco, il Prof. Petrillo, che ancora oggi segue per il governo questo e altri dossier Unesco, di verificare come difendere l’arte dei pizzaiuoli napoletani. È stato quindi naturale riprendere questa battaglia lanciando la petizione.
Peraltro la pizza è comunque amica dell’ambiente perché è uno dei piatti a minor impatto ambientale. Poi se si usano prodotti tipici e di stagione si aiuta l’agricoltura identitaria e sostenibile e quindi l’ambiente.
 
Una curiosità: qual è la sua pizza preferita?
Io adoro la Margherita.


Potrebbero interessarti anche