Vini d’autunno, i consigli di Luca Gardini

Luca Gardini

Luca Gardini

Lungi da me, soprattutto in un periodo di grande spolvero per il movimento enoico come il presente, creare categorizzazioni o elaborare teorie sulla stagionalità nei consumi del nettare degli dei. Bere vino è, e sarà sempre legato in primis al gusto personale.

Ma, è un dato di fatto che porta con sé un’inevitabile modificazione delle abitudini alimentari e dei piatti che arrivano sulla nostra tavola, soprattutto con l’avvicinamento dell’inverno. Così, anche i vini cambieranno, andando incontro ad una concordanza con il cibo più accurata, oltre che ad un adeguamento del gusto alla stagione e quindi scegliendo dei vini d’autunno.

Con ragù possenti e speziati, insomma, funghi, zuppe e preparazioni più elaborate, una bollicina delicata e croccante o un bianco che sa di cedro e sfalcio di campo sarebbero indubbiamente sprecati e sarebbe meglio scegliere dei vini d’autunno. E poi, diciamocelo, c’è anche la voglia di qualcosa di “caldo” mentre fuori le temperature vanno verso il “rigido”, motivazione sempre più irrazionale che non reale che ci spinge a scegliere dei vini d’autunno.

Meno bollicine e bianchi (anche se per come la vedo io comunque imprescindibili per l’inizio pasto) dunque, e vini più robusti e materici, con l’inizio della grande stagione dei “rossi” e dunque dei vini d’autunno. Nel nostro paese, comunque vada ci si prende, quindi, se la volete intendere in senso propositivo, ottobre potrebbe anche essere l’inizio di una stagione di sperimentazione, favorita anche dall’abbassamento delle temperature.
L’arrivo del vino novello alla fine di ottobre, poi (che al di là del gusto personale o di motivazioni tecniche, è sempre occasione di gioia e convivialità non così superficiale come si pensa) segnerà l’ingresso “ufficiale” nell’inverno, con tutto quello che ne consegue.

Quindi quello che consiglio, anche se ovviamente si tratta di un gioco tra me e voi, è di non fare passaggi bruschi. Anche il nostro corpo, come mente e anima, ha bisogno di cambiamenti graduali, quindi approdare direttamente da rosati leggeri, sia frizzanti che fermi – che quest’anno sulle spiagge e sulle tavole dei ristoranti hanno indubbiamente imperversato – bollicine o bianchi ad iperstrutturati Ripassi, Amaroni o Sforzati senza nessuna giustificazione tecnica (a tavola o altro) non ha un grande senso logico, e, anzi, rischia di compromettere il nostro palato con “imprinting” spiacevoli proprio ad inizio stagione.

Meglio iniziare quindi con rossi leggeri o non eccessivamente strutturati come Sangiovesi, Lagrein o Pinot Neri, o – molto meglio – sfruttare il momento di transizione per esplorare tutti gli esperimenti meravigliosi di recupero di vecchi vigneti o territoriali come (solo a titolo esemplificativo, perché vi voglio dare solo lo stimolo per approfondire) Schiava, Cesanese, Gaglioppo, Canaiolo, Grignolino, Freisa e Ruché, Frappato, Centesimino, Bursôn, Vespolina, Tintilia… che negli ultimi anni rappresentano sia un patrimonio storico di indubbio fascino che – io ne sono convinto – la vera tendenza per il futuro dell’enologia in Italia.

I vini d’autunno consigliati da Luca Gardini

vini autunno Luca Gardini

Arrivando ai consigli di bevuta, i vini d’autunno che voglio esplorare con voi, sono tre vini diversi, ma sicuramente “di transizione”, ideali per il passaggio. Il primo è il Salice Salentino Riserva DOC “Aiace” di Castello Monaci. Un vino dedicato ad un condottiero, Aiace Talamonio, re di Salamina, che è muscolare, fermo e compatto, ma mai eccessivo. 80% uve Negroamaro e 20% Malvasia nera di Lecce, è ben strutturato, fine ed elegante. Naso complesso, di grande speziatura su una tessitura di piccoli frutti freschi di sottobosco, more in testa. Boccata armonica, con base tannica arrotondata e bel finale succoso, molto persistente, sui toni della liquirizia.

Successivamente ci spostiamo in Piemonte, con il Barolo DOCG di Trediberri. Non è una contraddizione a quanto detto fin qui perché il vino di Nicola, Federico e Vladimiro è rock, antidogmatico, fresco e giovanile: speziato, minerale e salato, poi vellutato sul finale.

Per finire ci spostiamo in Romagna: il Rubicone IGT Sangiovese “Vigna 1922” di Torre San Martino è, oltre che un vino, una bellissima narrazione. Un solo vigneto avventurosamente riscoperto nel 1922, su terreno sabbioso e marnoso. Un frutto indimenticabile per un Sangiovese dal piglio unico. Naso di frutta rossa ed erbe aromatiche, alla boccata è teso, croccante, screziato di note di melograno e ribes, persistentissimo.


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