L’appello di Fipe: “Crolla l’occupazione della ristorazione”

Facciamo un punto sull’occupazione della ristorazione. Il settore è in uno stato di profonda crisi e sono proprio i più giovani a pagare il conto più salato. Infatti, 7 su 10 di coloro che hanno perso il lavoro hanno meno di 40 anni. In termini assoluti la contrazione maggiore ha interessato ristoranti con il -25,2% e bar che registrano un -26,2%. In termini relativi, il settore più penalizzato è quello delle discoteche con una flessione dell’occupazione dipendente di 3000 unità, cioè pari al 57,4%.
 
Il blocco dei licenziamenti ha scaricato gli effetti della crisi sul lavoro a tempo determinato e stagionale. I lavoratori assunti con contratto a tempo determinato erano 166 mila, cioè il 54,9%. Mentre il 40,7% erano contratti stagionali. E in 6 casi su 10 l’orario di lavoro era a tempo pieno. A pagare il dazio più alto son state le regioni del Centro Italia, con la Toscana e il Lazio in testa, dove gli occupati sono scesi del 27,6%. Fanno seguito le regioni del Nord Ovest, dove il crollo si è fermato mediamente al 25,8%.
 
Fipe Confcommercio, riguardo all’occupazione della ristorazione, sottolinea: “Le nostre peggiori previsioni si sono avverate. Le imprese sono ormai allo stremo, senza più l’ossigeno necessario per respirare. Il mondo della ristorazione nel 2020 è dovuto stare chiuso forzatamente per 160 giorni, mentre ai locali da ballo e alle imprese di catering è andata persino peggio. Ogni volta che si intravedeva uno spiraglio di ripresa, ecco arrivare nuove chiusure. In questo modo si è smesso di investire sul futuro e infatti tra i più penalizzati ci sono stati i giovani e i giovanissimi. La speranza è che si possa invertire il trend una volta per tutte e che questo sia davvero l’ultimo sforzo. Ma occorre programmare la ripartenza sin da subito”.
 
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