Caipirinha: cos’è e come si prepara

Paolo Bianchi - Capobarman e Consigliere Nazionale FIB

Paolo Bianchi - Capobarman e Consigliere Nazionale FIB


 
C’è chi vive al motto di “Carnevale tutto l’anno!”: con un cocktail in mano e tanti amici con cui brindare forse è possibile. Soprattutto se nel bicchiere c’è un po’ di Brasile, terra di balli sfrenati, di Carnevale appunto, e di… Cachaça!
Proprio così, forse non tutti lo sanno ma nell’emisfero boreale il distillato più venduto non è il Whisky né tantomeno il Rum, ma è bensì la Cachaça brasiliana (distillata dalla canna da zucchero). Ampiamente conosciuta come bevanda delle classi medie ed inferiori, la Cachaça (si pronuncia ca-cha-sah) è nata intorno al 1543 per mano di Erasmus Scheltz, un immigrato svizzero, che sviluppò il processo di fermentazione delle prime canne da zucchero nei mulini vicino al Porto di Santos.
 
In quasi 9 milioni di chilometri quadrati di superficie brasiliana ci sono circa 40000 piccoli produttori di Cachaça con 14000 marchi esistenti, di cui circa 5000 regolarmente riconosciuti. La sua produzione annua è di circa 2 miliardi di litri, dei quali solo l’1% viene esportato all’estero (soprattutto in Germania). Localmente viene appellata con circa 2000 nomi diversi, tra i quali: aguardiente, garapa, cagaça, abre-coraçao (apri cuore), agua-benta (acqua santa), bafo-de-tigre (respiro di tigre) o limpa-olho (pulitore degli occhi). La cachaça può essere apprezzata pura come un normalissimo Rum quando è invecchiata, ma quando è giovane e limpida ha dei sentori talmente marcati che il modo migliore e più diffuso per degustarla è utilizzandola come base per la bevanda internazionalmente più famosa: la Caipirinha, bevanda rinfrescante e tipicamente tropicale. La preparazione di una buona Caipirinha, ci spiega Paolo Bianchi, capobarman FIB Federazione Italiana Barman, risulta semplice anche per la facile reperibilità dei suoi ingredienti: lime, zucchero di canna bianco, ghiaccio spezzettato grossolanamente e naturalmente la cachaça.
 
Una delle marche di Cachaça migliori e di buona reperibilità anche nel nostro Paese è senza dubbio la Weber Haus, marca di proprietà tedesca che distilla dal 1948 ad Ivoti, non lontano da Porto Alegre, estremo sud del Paese. Negli ultimi anni è il marchio di Cachaça che ha ricevuto più premi e che più di tutti ha interpretato la direzione da prendere, in termini di qualità di produzione, ampiezza di gamma con le varie aromatizzate, e lunghezze degli invecchiamenti. Ma l’obiettivo della FIB – Federazione Italiana Barman e dei suoi corsi di formazione diffusi in tutta Italia è cercare di formare barman sempre al passo con i tempi e allora Paolo Bianchi ci svela la tendenza del momento in quanto a Caipirinha brasiliana: “Esiste una fantastica variante nel modo di preparare questa bevanda, molto diffuso nei locali della movida di Rio e di Salvador: si mettono all’interno di un blender elettrico (frullatore) il lime a spicchi compreso della sua verde buccia, lo zucchero di canna bianco ed il ghiaccio a cubi. Rapido ed intenso vorticare di pale fino a che il tutto diventa una sorta di granita sottile. La si versa nel bicchiere di servizio e si aggiunge la dose necessaria di cachaça, per dare corpo ad una freddissima ma esplosiva bomba, dai brasiliani definita come “o jeitinho brasileiro”, un po’ di strada del Brasile. Un po’ di Carnevale tutto l’anno!”


Potrebbero interessarti anche