Rosso di Montalcino, assaggi in anteprima e vinificazioni alternative

Luca Gardini

Luca Gardini

Per questo appuntamento marzolino, colgo l’occasione per parlarvi del Rosso di Montalcino che ho appena avuto il piacere di gustare. Vorrei colmare una lacuna pubblicistica su uno dei prodotti, a mio avviso, più interessanti nella produzione enoica italiana, soprattutto per la zona di Siena, ovverosia proprio il Rosso. Considerato per anni, a torto, un “fratello minore” del Brunello: la sua diffusione è stata ostacolata dalla pesante e ingombrante ombra di uno dei vini italiani più famosi al mondo.

Negli ultimi anni, a mio avviso, sta ritrovando quella personalità che, forse, insieme ad un disinteresse graduale di addetti a lavori e carta stampata, ne aveva compr messo l’affermazione.
Iniziamo, disciplinare – recentemente ritoccato – alla mano, dicendo che il Rosso dovrebbe esprimere l’anima più adolescente di un uvaggio (parliamo sempre del cosiddetto “Sangiovese Grosso” che, ricordiamoci, un tempo, nello stesso areale di Montalcino, si reputava un uvaggio territoriale originale, denominato proprio “Brunello”) destinato a dare il meglio sé in fase di invecchiamento, caratteristiche per le quali ha pochi eguali al mondo.

rosso di Montalcino luca gardini vite

Nonostante la norma imponga semplicemente di metterlo in commercio a partire dal settembre successivo all’anno della vendemmia, molti produttori stanno sperimentando, come per il fratello maggiore (per il Brunello, ricordiamolo, i 24 mesi in rovere e i 4 mesi in bottiglia sono obbligatori), vinificazioni alternative, con utilizzo dei materiali e delle tempistiche più disparate, e successivamente affinamenti altrettanto raffinati, sempre con l’occhio alla freschezza e alla bevibilità. Riassumendo, nessuna austerità e gravame, un vino che finisce per essere un alleato prezioso per il sommelier in fase di abbinamento, e insieme le infinite possibilità regalate da un prodotto senza vincoli particolari di produzione.

Venendo agli assaggi, caratterizzati da un ottimo livello medio, devo rilevare che la spiccata vitalità di un uvaggio, e un’annata, di notevole concentrazione, ha garantito ai produttori una solida base di partenza.

vino rosso di montalcino

I consigli di Luca Gardini

In vinificazione ho rilevato qualche eccesso tannico, dovuto proprio alla grande densità di frutto, ma niente che una ulteriore sosta in bottiglia non potrà arrotondare. Altri prodotti invece, già perfetti in questa fase, non potranno che migliorare ulteriormente. Segnalo quindi quelle che a mio avviso sono i migliori assaggi, divisi tra 2018, 2017 e 2016.

Mi ha impressionato la nuova release di Giuseppe Gorelli, il suo Rosso di Montalcino 2018. Dopo una vita dedicata alla consulenza enoica per le cantine di famiglia, nel 2017 apre la sua etichetta, stupendo già alle prime uscite. Un vino che svolge tutto il suo percorso in legno, vinificazione e affinamento, e che al naso colpisce per la traccia balsamica, more, frutti di bosco, alla bocca invece è fresco, rotondo, di grande piacevolezza e persistenza chilometrica.

Il territorio inimitabile delle vigne di Poggio di Sotto fa invece da sfondo al secondo assaggio, con il Rosso di Montalcino 2017 dell’imprescindibile cantina con sede a Castelnuovo dell’Abate. Anche in questo caso legno sia in vinificazione che in affinamento, in rovere di Slavonia. Al naso sottile e penetrante, petali di viola, bella speziatura, traccia balsamica. Alla bocca croccante, ampio, sapido, eccezionalmente rotondo e insieme fresco, di ottima bevibilità.

Passiamo al Podere Le Ripi, che anche nella più recente versione del Rosso di Montalcino “Sogni e Follia” 2016 mi ha impressionato. Convinzioni biodinamiche in vigna per la realtà di Francesco Illy, che in cantina lavora sia con lunghe macerazioni che con affinamenti accurati. Ne esce un vino con un naso straordinariamente fresco, ribes, lampone, una traccia vegetale sullo sfondo, ma è la bocca a sconcertare: piena, tesa, succosa e concentrata, dalla persistenza gustativa incredibile.

Chiudo con gli ultimi due assaggi, che sono il Rosso di Montalcino 2017 di San Polo, vinificato in cemento, successivamente 12 mesi in rovere, che già adesso ha dimostrato una spinta eccezionale. Molto vegetale al naso, con sentori balsamici di ciliegia sotto spirito, alla bocca è croccante ed equilibrato, ampio, fresco e persistente.

Infine c’è il Rosso di Montalcino 2018 di Tenuta di Collosorbo. Fermentato in acciaio, successivamente 12 mesi di affinamento tra rovere di Slavonia e barrique, ha un naso vellutato, di prugna sotto spirito e liquirizia, la bocca invece è minerale, succosa, di grande freschezza e persistenza.


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